skip to Main Content

Tarli e Tarme due insetti da non confondere

Capita spesso di sentir parlare impropriamente di tarme del legno perché si fa confusione con i termini. Le tarme attaccano i tessuti ed i tarli attaccano il legno.

Tarme e tarli sono infatti due insetti diversi, i primi sono lepidotteri mentre i secondi sono coleotteri.

Diverse sono anche le nicchie ecologiche e le matrici organiche sulle quali essi si sviluppano.
Le tarme sono piccole farfalline con un’apertura alare di circa 10 mm, che si nutrono preferibilmente di cheratina, una proteina contenuta in peli, piume e pelle. Attaccano svariati materiali organici quali indumenti, tappeti, materassi, cuscini, pellicce ed altro.

I tarli sono invece insetti xilofagi. Vivono nei manufatti lignei dove, a seconda della specie, si nutrono dei polimeri complessi che costituiscono il legno quali cellulosa, emicellulose, lignina, amido.
Sono tra i principali agenti di biodeterioramento del legno (insieme alle termiti) e causano notevoli danni su mobili, soffitti, travi, parquet, etc.

Nonostante questo i due nomi (tarli e tarme) sono utilizzati spesso come equivalenti generando anche confusione.
Fare riferimento quindi alle tarme del legno è fuorviante in quanto improprio in termini e nei fatti; le tarme infatti non possiedono corredi enzimatici tali da consentire loro la digestione dei componenti del legno.

Le tarme
tarmeLe tarme, per loro natura, attaccano e provocano danni su indumenti ed accessori realizzati con pelle, lana o piume.
Le loro larve sono dotate di un robusto apparato masticatore e manifestano la loro presenza con erosioni o fori che possono interessare anche più strati (nel caso di indumenti ripiegati negli armadi).
Sono anche particolarmente dannosi gli attacchi ai peli delle pellicce che dopo l’attacco si distaccano lasciando ampie aree prive di copertura.

Le tarme appartengono alla famiglia dei Tineidi (Tineidae). Le larve generalmente vivono in ricoveri costruiti con seta mista a materiali vari.
Tra queste si citano Tineola bisselliella e Tinea pellionella.

La prima, meglio conosciuta come “tarma chiara dei panni” è famosa anche per attaccare collezioni di insetti. E’ polifaga: le larve attaccano vestiti di lana, pellicce e piumaggi ma anche sostanze conservate come semi e farine. Possono nutrirsi degli escrementi emessi da larve della generazione precedente.

Gli adulti compaiono in genere in primavera ed il loro compito è unicamente riproduttivo. Le uova vengono deposte sui tessuti. Da queste usciranno, nel giro di 10-15 gg, le larve che inizieranno a costruire tubi sericei entro cui si svilupperanno, spostandosi e cercando luoghi riparati.

Tinea pellionella, la “tarma della lana e delle pellicce”, si nutre di piume e penne di uccelli ma anche peli di mammiferi (es. lana). Nelle abitazioni attacca di preferenza tessuti di lana e piume; talvolta anche fibre di seta e cotone. Le larve si rivestono di un astuccio sericeo.

L’incrisalidamento avviene spesso negli angoli dei muri, nelle anfrattuosità o tra le crepe dei mobili (da qui spesso la confusione con i tarli del legno).

Segnaliamo che un rimedio naturale particolarmente efficace contro le tarme è la cannella.
Aprite gli armadi e sostituite le palline di naftalina con tante stecche di cannella o piccoli sacchetti contenenti cannella in polvere e altre spezie come ad esempio chiodi di garofano e foglie di alloro
Un altro ottimo antitarme naturale è la lavanda. Riponete i fiori in tanti piccoli sacchetti e poi collocateli nell’armadio. Stessa cosa per le bucce d’arancia: dopo averle fatte seccare, riponetele in alcuni sacchettini e poi riponeteli nell’armadio.

I tarli
tarli2Il tarlo invece è un insetto di colore scuro e più raggiungere la lunghezza di 3 – 5 mm
Le femmine depongono  tra le 20 e le 60 uova in vecchi fori di sfarfallamento o nelle fessurazioni del legno. Dopo 4-5 settimane le larve schiuse iniziano a penetrare all’interno scavando gallerie dal diametro di appena 1-2 mm, e qui stanziano fino a metamorfosi completa.
Le larve si nutrono di cellulosa ed amido e depositano fibre di legno ed escrementi, (detto rosume). Solamente quando la larva raggiunge la forma adulta (primavera e autunno) fuoriesce dal legno per sfarfallare all’esterno, lasciando dei caratteristici fori dal diametro di 2 mm circa, indicativi del suo passaggio.
Il rosume è tipicamente scarso ed i depositi granulari sono a forma di limone.
Le larve presentano colore bianco e corpo molle. Si nutrono di cellulosa, emicellulosa e lignina; sostanze organiche molto complesse digeribili grazie a particolari enzimi molto potenti. L’incubazione all’interno del legno può durare anche oltre i  3 – 4 anni.

La presenza dei fori sulla superficie legnosa è indicativa quindi di uno sviluppo già terminato e all’interno del legno restano isolo le gallerie vuote, gallerie che rappresentano una grave minaccia sia per la salute di fusti vivi che per l’integrità dei manufatti in quanto compromettono le funzioni vitali nei primi e la stabilità e robustezza nella seconda.
Le condizioni di temperatura minima necessaria all’accrescimento del tarlo del legno è di 13-14 °C e l’umidità relativa deve essere superiore al 50%.

In generale il tarlo predilige deporre le uova nel legno situato in ambienti domestici perché di più facile digeribilità e posto in condizioni atmosferiche favorevoli.

Anche per i tarli un rimedio naturale potrebbe essere l’aglio da tenere vicino alla zona attaccata. Ovvio che se può essere efficace in una pianta da giardino attaccata da questi insetti, lo stesso non può essere applicabile nel mobilio o nelle travature domestiche.
Per questo ci siamo noi  con rimedi sicuri, veloci e certificati!

Back To Top