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I tarli sono insetti che si nutrono di legno e non attaccano l’uomo. Gli acari del legno e gli Scleroderma, invece, quando non trovano sufficienti insetti da parassitare, possono attaccare l’uomo e causare gonfiori e reazioni allergiche.

Risvegliandoci potremmo assistere alla inquietante visione del nostro corpo ricoperto di chiazze rosse, i cosiddetti ponfi: molto dolorosi e pruriginosi. I responsabili sono gli acari del tarlo del legno; appartengono al genere Pyemotes, si contraddistinguono per le loro punture dolorose e ripetute. Per questo è necessario provvedere con correti trattamenti a debellarli. Nel momento in cui si eliminano i tarli, anche per gli acari non c’è più possibilità di nuocere all’uomo. In alcuni casi, quando il numero dei ponfi è molto alto, si rischia addirittura lo shock anafilattico, è un inconveniente non rarissimo nelle persone che hanno una predisposizione.

IL CICLO DI VITA:
La metamorfosi completa dei tarli si compie in tre fasi: uovo deposto dall’adulto sul legno da infestare, larva che attraverso il suo apparato boccale mangia il legno procurando in certi casi notevoli danni estetico / strutturale e l’adulto, che non produce danni diretti, ma completa l’opera della larva evacuando il sito infestato attraverso i comuni fori che si ritrovano sul legno detti appunto fori di sfarfallamento. I tarli

I segni più comuni dell’infestazione da tarli sono la presenza di fori sull’oggetto ligneo, unitamente alla presenza di rosume (segatura) di tipo differente in funzione dell’insetto e, solitamente, la comparsa dei fori (che sono di uscita) indica che i danni sono già stati arrecati.

I TARLI PIU’ COMUNI:
Anobium punctatum – “tarli dei mobili”
è il tarlo che infesta essenzialmente mobili, travi, cornici, statue ma anche materiale in opera da decenni. Le larve dei tarli si accrescono nel legno scavando tortuose gallerie producendo una rosura grossolana mescolata ad escrementi; questa specie è particolarmente diffusa nelle zone a clima marittimo e ovunque prevalgano condizioni di elevata umidità; infatti, è capace di utilizzare legni molto poveri, stagionati ed asciutti ma attacca indifferentemente sia conifere che latifoglie.

Hylotrupes bajulus L. – “capricorno delle caseè un coleottero che attacca legname in opera, specialmente di conifere e latifoglie (abete rosso, abete bianco, larice, pino silvestre, quercia, pioppo, acero, salice, castagno). Questo tarlo predilige temperature discretamente elevate (28-30°C), quali quelle riscontrabili all’interno delle abitazioni o nelle travi dei tetti. Le larve producono una rosura molto abbondante e fine scavando delle gallerie rettilinee e curvilinee. Spesso è possibile udire la loro incessante attività soprattutto nelle ore notturne e questo le rende senza dubbio il tarli più fastidioso per l’essere umano.

Lyctus brunneus – “lictide comune è stato introdotto accidentalmente in Italia con il commercio dei legnami tropicali e predilige legni molto porosi aventi un tasso di umidità intorno al 15% come la quercia, l’acero, il noce ed il frassino. I suoi attacchi risultano ben visibili e a chiazze le larve producono una rosura finissima.

 


Un filmato piuttosto raro di uno sfarfallamento su una travatura ripresa durante una ispezione

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