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Anobium Punctatum: facciamo chiarezza

E’ un tipo di tarlo piuttosto diffuso in Italia e richiede metodi piuttosto complessi per la disinfestazione profonda.

 

Caratteristiche del parassita

L’A. Punctatum è di forma cilindrica e di colore marrone scuro e raggiunge una lunghezza che varia tra i 3 e i 5 mm.
Sopra al capo sembra che abbia un cappuccio simile a quello di un frate. Le antenne sono separate alla base e caratterizzate dal fatto che gli ultimi tre articoli sono considerevolmente più lunghi e larghi dei precedenti.

Gli esemplari femmina di A. Punctatum depongono tra le 20 e le 60 uova in vecchi fori di sfarfallamento o in fessure del legno. Dopo 4-5 settimane le uova si schiudono e le larve penetrano all’interno del legno, scavando gallerie dal diametro di appena 1-2 mm, lì stazioneranno fino a loro completa metamorfosi. Le larve si nutrono di cellulosa e amido e depositano fibre di legno ed escrementi, il cosiddetto rosume.

Quando la larva raggiunge la forma adulta (in primavera e autunno) sfarfalla verso l’esterno, lasciando gli inconfondibili forellini dal diametro di 2-3 mm circa.
Le larve di Xestobium rufovillosum, invece presentano colore bianco e corpo molle e una forma quasi scarabeiforme e si nutrono di, emi cellulosa e lignina cellulosa; sostanze organiche molto complesse digeribili grazie a particolari enzimi molto potenti. L’incubazione all’interno del legno può durare dai 3 ai 5 anni.

La presenza dei fori sulla superficie legnosa ci indica che lo sviluppo della larva e del conseguente sfarfallamento è già avvenuto. All’interno del legno restano infatti soltanto delle gallerie vuote, che rappresentano una grave minaccia per la salute di fusti vivi e per l’integrità della mobilia, travi, parquet e qualsiasi manufatto in legno, in quanto compromettono le funzioni vitali nei primi e la stabilità e robustezza nei secondi.

Le condizioni di temperatura minima necessaria all’accrescimento del tarlo del legno è di 13-14 °C e l’umidità relativa deve essere superiore al 50%.
In generale l’A. PUNCTATUM predilige deporre le uova nel legno situato in ambienti domestici perché è molto più digeribile e con condizioni atmosferiche migliori che all’esterno. Il variare delle temperature rende impossibile tracciare una cronologia assoluta della metamorfosi di A. PUNCTATUM cosicché possono verificarsi episodi di sfarfallamento anticipati o ritardati rispetto alla norma.

 

Come difendersi

Al contrario di quanto comunemente si possa credere, i fori lasciati da A. Punctatum sono di uscita e non di entrata: quindi, quando compaiono sulla superficie del legno, i danni sono già stati arrecati.

Per bloccare un’infestazione di A. Punctatum ci si orienta frequentemente all’utilizzo di appositi insetticidi, come la permetrina o cipermetrina. Questi insetticidi (in forma liquida o gassosa) agiscono solo sugli insetti allo stadio adulto o allo stato pupale che vengono a contatto con l’insetticida.

Altro problema è che con questi usuali insetticidi non si riesce a penetrare che pochi millimetri all’interno del legno, di conseguenza questo procedimento si può definire come repellente ad attacchi esterni o inibitore contro la schiusa di nuove uova depositate.

Per fortuna oggi esistono dei sistemi molto efficaci per la sanificazione del legno, come trattamento a microonde, trattamento annossico (azoto) e trattamento infiltrativo.

Altre informazioni

La conformazione dell’ovo-positore delle femmine, permette l’ovo-deposizione soltanto nelle piccole fenditure. Il materiale legnoso ben levigato o trattato con smalti, resine e vernici, risulta molto meno attaccabile da questa specie.

Il più recente metodo introdotto per la lotta agli anobidi in generale, tra cui l’anobium punctatum, è il metodo anossico ad azoto. Questo sistema, introdotto nell’ultimo quindicennio, ha il vantaggio di essere innocuo per i materiali, ma molto efficace contro l’insetto infestante in ogni stadio di vita sia esso uovo, larva, pupa che adulto.

 


Un esempio di danno causati da un attacco di Anobium Punctatum su un tavolo in noce

Vi sono altri nuovi trattamenti per la disinfestazione dei tarli tramite calore, come il trattamento a microonde.

Tale trattamento è impiegato per eliminare in modo ecocompatibile e definitivo i tarli e altri parassiti dannosi in tutte le loro forme biologiche (uovo, larva, pupa, adulto) che attaccano mobili antichi, travi, capriate, boiserie, parquet e tutti i manufatti di arredo in legno.
La disinfestazione tramite le Microonde avviene sfruttando l’energia elettromagnetica per scaldare l’oggetto (purtroppo però la presenza di oggetti metallici nella struttura può provocare bruciature visibili). Trattandosi di applicazioni in tempi molto brevi anche un piccolo errore può danneggiare il manufatto, di conseguenza le microonde verranno utilizzate principalmente per travature e pavimenti in parquet, mentre, per gli oggetti lignei più delicati e preziosi, si andrà ad usare il sistema anossico con azoto.

 

La disinfestazione dei mobili antichi fatta a casa

Prima di mobiltarlintraprendere un trattamento di disinfestazione antitarlo nei mobili antichi è bene conoscere alcune cose.

I fori che vediamo nel nostro mobile o nel nostro oggetto si possono distinguere in due diverse tipologie fori attivi e fori passivi.

I fori attivi sono quelli dove ancora dimora l’insetto, quelli passivi invece sono fori di non recente creazione e scavati da tarli che ormai hanno abbandonato quel legno concludendo il proprio ciclo vitale in sfarfallamento.  Il ciclo si chiude quanto le nuove farfalle andranno a sfruttare un buco già aperto (passivo), una fessura o delle rugosità di un altro mobile o manufatto per andare a depositare nuove uova e generare altre larve che andranno a nutrirsi nei nostri preziosi legni.

Ovvio che le nostre intenzioni sono quelle di eliminare questi insetti molesti e distruttori per evitare il degrado dei nostri beni, evitare le polveri ed i rifiuti generati dal loro lavoro ed evitare i loro acari che sono altrettanto pericolosi e temibili per la nostra salute (soprattutto per le allergie che possono causarci).

Ma come distinguiamo i canali attivi da quelli passivi?

I canali attivi si riconoscono dai bordi sostanzialmente regolari, sono di un colore più chiaro e, a seconda della posizione dove sono situati, dalla presenza di polvere e rosura di legno (quest’ultima evenienza può non verificarsi se l’orientamento della galleria non permette la fuoriuscita della rosura).

I canali passivi invece si riconoscono dai loro bordi irregolari e dal colore più scuro all’interno (rispetto ai fori attivi).

Mentre per un trattamento antitarlo su un foro attivo potrebbe portare ad un 80% di successi, un eventuale trattamento antitarlo “casereccio” nei canali in disuso non sempre può essere necessario e spesso può risultare inefficace.

I motivi sono diversi:
– in caso che il canale sia in disuso e vuoto non serve avvelenarlo
– nel caso in cui vi siano riposte delle uova è molto difficile che queste vengano contaminate o avvelenate dalle sostanze antitarlo perché molto robuste e poco porose
– nel caso che le uova siano già dischiuse, le larve hanno già preso una nuova via di profondità per andare a cercarsi del pasto nuovo e quindi è altrettanto difficile che si riesca a raggiungerle nel nuovo canale che è stato deviato all’interno più profondo.

In pratica il trattamento che ci prefiggiamo di fare sarebbe comunque parziale e poco mirato e lasceremmo di certo focolai di insetti infestanti che si ripresenterebbero nella nuova stagione riproduttiva.  Tutto ciò a scapito del nostro lavoro, dell’opera di restauro e di rifinitura che andrebbe persa al successivo anno.

Insomma, benché ci possa piacere tanto eseguire lavori di bricolage, non ci interessi il tempo occorrente per il restauro del nostro manufatto, non ci interessi nemmeno di avvelenare il legno che poi dovremmo toccare tutti i giorni, una volta rimesso in uso il nostro mobile non avremamo nemmeno la certezza che la nostra opera sia andata a buon fine e questo potrebbe essere alquanto scocciante e deludente.

Personalmente, oggi che esistono tecnologie vincenti, è un metodo che sconsiglio vivamente a tutti, anche ai più volenterosi!

Parola di esperto.

L Di Giacomo
Restauratore da 30 anni

Trattamenti di disinfestazione in atmosfera controllata ed anossica (azoto)

La necessità di conservare e mantenere suppellettili, mobili e manufatti senza far uso di sostanze tossiche è un’esigenza che si è sviluppata solo recentemente a seguito di una sensibilizzazione sociale promossa dai media dei paesi più civilizzati.

Considerando le grave tossicità delle sostanze disponibili in commercio e la relativa scarsa loro efficacia, si è cercato di evitare l’avvelenamento del mobilio che dovrà far parte dell’arredamento domestico a tutto vantaggio della salute dei suoi fruitori.

In sostanza, ad oggi, con le sensibilizzazioni chimiche che il nostro organismo deve già sopportare, non ha senso aggiungere ulteriori sostanze tossiche nei nostri ambienti domestici per far fronte ad infestazioni da insetti che possono essere risolte con maggiore efficacia e con minor tempo da soluzioni più tecnologicamente avanzate.

A tale esigenza Project & Service ha voluto far fronte con tecniche naturali di conservazioni che non lasciano alcun residuo sul prodotto o nell’ambiente circostante.

I trattamenti di disinfestazione anossica (azoto) in atmosfera controllata, vengono quindi eseguiti da personale altamente specializzato e sono in grado di eliminare ogni genere di insetto infestante semplicemente privandolo della principare risorsa vitale: l’aria (ossigeno).

Queste tecnologie di conservazioni biologiche sono applicabili su tutti i manufatti più delicati e sensibili a cui non possono essere applicate tecnologie maggiormente aggressive come i trattamenti a microonde.

Si va quindi a creare una schermatura stagna (generalmente costituita da un sacco ermetico che è in grado di contenere il manufatto da trattare) si applica una apposita attrezzatura di controllo che va ad eliminare tutta l’aria sostituendola con azoto e si lascia a trattare per alcuni giorni tenuti sempre sotto il controllo di varie sonde che ne verificano lo stato di efficienza.

Questi trattamenti possono essere eseguiti anche a domicilio laddove il proprietario preferisce tale scelta o l’ingombro, il peso, il valore o la delicatezza dell’oggetto non permettono alternative al trasporto in sedi più attrezzate.

cameraLe percentuali di gas, i tempi e le condizioni termiche, vengono scelte sulla base delle strutture, sugli spessori dei legni, sullo stato di conservazione e sull’entità dell’infestazione in atto.

Tali concentrazioni anossiche vanno mantenute per periodi variabili compresi fra i 22 e i 25 giorni in relazione alle temperature, al  volume da trattare ed al tipo di manufatto; apposite centraline di controllo provvedono a controllare costantemente i valori di atmosfera, e inseguono costantemente il valore dei gas ottimale per lo specifico trattamento. La costanza ed il controllo di densità dei gas allontana l’ossigeno dall’ambiente sotto trattamento ed elimina per asfissia tutti gli insetti infestanti.

Le stesse centrali di controllo provvedono ad insufflare in maniera costante e controllata all’interno della sacca ove è disposto il prodotto da disinfestare.

Come detto viene dapprima sigillata la struttura rendendola più ermetica possibile, vengono poi immessi, all’interno, i punti di erogazione e di monitoraggio delle concentrazioni e viene collegato il tutto con il controllo.
I vari punti di monitoraggio vengono distribuiti in modo da avere una completa analisi in tutte le zone esposte ed una uniformità assoluta di trattamento.
L’operazione di monitoraggio e controllo delle concentrazioni è continua e ciclica e comandata dalla stessa unità di controllo che viene solitamente posta nelle vicinanze del trattamento.
A fine trattamento, terminato il controllo di mortalità, verrà redatto un Certificato di Fumigazione avvenuta, ove compariranno tutti i dati inerenti il prodotto trattato compresa la garanzia di corretta lavorazione.

Per questi trattamenti, non ricadendo nella normativa dei gas tossici, non vi sono procedure di evacuazione particolari e le misure di sicurezza necessarie verranno adottate a seconda dell’ambiente in cui ci si trova e del trattamento messo in atto per la bonifica.

Perché il trattamento antitarlo fai da te non conviene

trattamento antitarlo fai da teSotto la comune dizione di trattamento antitarlo, si intendono tutti quei procedimenti che prevedono l’uso di sostanze e prodotti specifici che hanno lo scopo di eliminare definitivamente i tarli dai nostri mobili o dalle strutture lignee in genere.

Purtroppo però nella pratica quanto detto non è così semplicemente né altrettanto facile.
I motivi sono molti e vanno dalla difficoltà oggettiva di applicare questi prodotti al farli penetrare in profondità fino a riuscire a farli entrare nelle camere vive laddove cioè le uova, le larve o gli insetti al momento vivono.
Risulta quindi che, con i metodi chimici, l’eliminazione definitiva del tarlo non sempre è efficace e spesso occorrono più trattamenti sconsecutivi senza però avere una garanzia della totale riuscita.

Il motivo è spiegato dal fatto che il tarlo, annidandosi a volte nelle profondità delle gallerie, non è sempre raggiunto dai gas o dai liquidi velenosi con i quali tentiamo di annientarlo;.inoltre, se il trattamento viene eseguito quando “il nemico” è nello stadio iniziale di uovo, il trattamento  risulta quasi sempre inefficace per la risaputa tenacia delle pareti ad imbibirsi e diffondere all’interno il micidiale trattamento.

Cerchiamo allora di affrontare il problema esaminando le varie fasi che si possono  presentare

In fase di ordinaria manutenzione supponiamo di renderci conto della presenza di tarli nei nostri mobili. Questo può manifestarsi attraverso la comparsa di piccoli cumuli di polvere sul pavimento o sui tappeti.

Per questo tipo di intervento, andiamo solitamente a procurarci  un buon prodotto antitarlo e lo stic di cera di coloresimile al mobile sul quale dobbiamo intervenire (entrambi i prodotti li possiamo trovare facilmente in ogni ferramenta).
Il tipo di intervento benché inizialmente semplice e alla portata di tutti, serve tutelarsi comunque con precauzioni valide perché si sta utilizzano dei prodotti velenosi.
1) Adottati guanti maschere e sacchi protettivi si va ad iniettare il liquido antitarlo in ogni singolo foro chiudendo poi il cunicolo con uno spaghetto ottenuto dallo stic di cera.

2) Quando si inietta il liquido, occorre prestare attenzione affinché questo, traboccando dal  foro, non vada a macchiare il mobile (soprattutto se rifinito con gommalacca). Mentre si inietta il liquido allora con l’altra mano bisogna tenete uno straccetto nei pressi dell’ago pronti a fermare ogni possibile fuoriuscita di liquido.

3) Questo tipo di intervento benché ha il vantaggio di essere abbastanza semplice ed immediato, provoca un parziale avvelenamento delle fibre del legno nella gallerie di uscita dell’insetto adulto, nella quale la femmina presumibilmente ha deposto le uova. I fori che vanno trattati sono anche quelli vecchi, in quanto possibili ricettacoli di nuove uova.

4) Il problema successivo, oltre alla scarsa affidabilità del trattamento, è il cattivo odore che rilascerà nel tempo il mobile trattato. Per una maggior sicurezza esso andrebbe insacchettato con dei teli ermetici e lasciato asciugare in ambienti non abitati da animali e persone. Rimane comunque il pericolo di lievi avvelenamenti qualora il mobile venga a contatto con alimenti o incarti alimentari, in quanto il legno intossicato può trasferire le sostanze velenose in superficie.

Tralasciando allora le fasi di restauro più o meno complesse a seconda della gravità del problema inflitto al mobile dagli insetti, la nostra domanda è: perché contribuire ad avvelenare i vostri mobili, perdere tempo (spesso inutilmente a cercare di eliminare i tarli vivi) quando esistono trattamenti più sicuri, più rapidi e più veloci per risanare il vostro prezioso mobilio?

Contattateci e vi offriremo tutte le migliori soluzioni a costi e tempi sicuramente più accettabili!

 

 

Le nostre tecniche di disinfestazione:

MICRONDE A DOMICILIO
la soluzione ideale per le strutture di legno
fisse o difficili da movimentare …
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MICRONDE A CAMERA FISSA
ideale per oggetti trasportabili
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ATM/ DISINFESTAZIONE ANOSSICA
per mobili di valore e beni culturali
opera in atmosfera modificata …
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Disinfestazione tarli foto

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Trattamento a microonde mobile su travature affette da infestazione di larve e uova di tarlo

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trattamento localizzato a microonde di tarlo ‘capricorno’ infettato dalle fessurazioni superficiali esterne

 

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Trattamento di moraletti con infestazione iniziale proveniente dalla travatura

 

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Lavoro concluso con trattamento a microonde e completato con prodotto repellente antitarlo

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Trattamento a microonde su parquet in rovere

Disinfestazione tarli microonde

 

Elenchiamo alcuni dei più recenti lavori eseguiti dai nostri collaboratori:

  1. Intervento su travature e moraletti in villa privata in provincia di Macerata

  2. Disinfestazione da tarli su parquet in rovere su appartamento in Ascoli Piceno

  3. Disinfestazione su perquet di ulivo in appartamento privato in Ancona

  4. Intervento su tavolato antico di sottotetto in attico privato in centro storico di Ancona

  5. Intervento su travi e moraletti in casa di riposo di San Sebastiano in Panicale (PG)

  6. Trattamento con repellente antitarlo ecologico e non nocivo su varie strutture lignee e di arredo

  7. Trattamento in camera chiusa di madia e comò antico in noce proveniente da Osimo.

  8. Trattamento con atmosfera modificata di testi antichi, cornici, candelabri con foglia oro provenienti da collezione privata.

     

 

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Allontanamento Volatili referenze

Elenchiamo alcuni dei più recenti lavori eseguiti dai nostri collaboratori:

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  1. Parr. Dei Santi Stefano e Giacomo in Potenza Picena (MC)

  2. Parr. San Giuseppe in Vasto (CH)

  3. Parr. Santa Vittoria in Tornareccio (CH)

  4. Parr. Santa Maria Maddalena in Castiglione del Lago (PG)

  5. Polo ospedaliero e universitario di Torvergata in Roma

  6. Santuario Beata Vergine Maria di San Luca in Bologna (BO)

  7. Parr. San Pietro Apostolo in Jesi (AN)

  8. Studio tributario Frontoni in Montappone (FM)

  9. Parr. San Michele Arcangelo in Contigliano (RI)

  10. Condominio Attorri in Piane di Monte Giorgio (FM)

  11. Parr. Santissima Trinità in Osimo (AN)

  12. Curia Vescovile di Macerata (MC)

  13. Santuario della Madonna dei Miracoli in Casalbordino (CH)

  14. Parr. San Marco Evangelista in Servigliano (FM)

  15. Accademia Georgica in Treia (MC)

  16. Sede e capannoni “Cucine Lube” in Passo di Treia (MC)

  17. Curia Vescovile San Benedetto del Tronto (AP)

  18. Parr. Santa Caterina in Comunanza (AP)

  19. Convento San Filippo Benizi in Montefano (MC)

  20. Scuola Elementare in Torre San Patrizio (FM)

  21. Parr. Panetta in Monte San Giusto (FM)

  22. Abbazia di San Bartolomeo in Campofilone (FM)

  23. Santuario di Santa Maria della Fontana in Spilinga (VV)

  24. Parr. San Pantaleone in Montauro (CZ)

  25. Abbazia Florense in San Giovanni in Fiore (CS)

  26. Parr. San Flaviano V. in Basciano (TE)

  27. Chiesa di Santa Maria in Piano Loreto Aprutino (PE)

  28. AMAT servizio trasporto pubblico di Palermo (PA)

  29. Palazzo Comunale di Mogliano (MC)

  30. Palazzo Comunale di Spello (PG)

  31. Pinacoteca Comunale di Spello (PG)

  32. Parr. San Cristoforo in Passignano (PG)

  33. Parr. San Domenico in Cortona (AR)

  34. Museo Diocesano del Beato Angelico in Cortona (AR)

  35. Parr. San Lorenzo in Urbisaglia (MC)

  36. Parr. San Giovanni Battista in Appignano (MC)

  37. Parr. Madonna del Ponte in Passo di Treia (MC)

  38. Parr. San Giovanni Battista in Porto Recanati (MC)

  39. Parr. San Francesco in Recanati (MC)

  40. Parr. Sant’Agostino e Domenico in Recanati (MC)

  41. Santuario dell’Amore Misericordioso Madre Speranza in Collevalenza (PG)

  42. Parr. San Giovanni Battista in Marsciano (PG)

  43. Chiesa di San Giuliano Duomo di Macerata (MC)

  44. Sede della Caritas in Ancona (AN)

  45. Monastero delle Clarisse di Santa Chiara in Rieti (RI)

  46. Parr. Santa Maria in Ferentillo (TN)

  47. Basilica Papale di Santa Maria del’Angeli (PG)

  48. Parr. San Pietro Apostolo Petrignano di Assisi (PG)

  49. Cattadrale Santi Gervasio e Protasio in Città della Pieve (PG)

  50. Parr. Santa Teresa del Bambin Gesù in Sanbucheto (MC)

  51. Basilica di San Nicola in Tolentino (MC)

  52. Ospedale ASL di Fermo (FM)

  53. Parr. Santa Maria e San Giorgio in Montappone (FM)

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Allontanamento volatili foto

Alcuni esempi di danni provocati da piccioni ed altri volatili sulle strutture e sulle attrezzature

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Sporcizia da escrementi sulle torri campanarie

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Sporcizia da escrementi di piccioni sulle torri

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Sporcizia ed escrementi sulle campane

 

Proponiamo alcuni lavori eseguiti in varie zone d’Italia che mostra le diverse tipologie di intervento atte ad evitare questi danni.

 

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Esempio di preventivo con indicazioni di interventi integrati (cattedrale Matera)

 

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Intervento effettuato in un tetto condominiale. Si nota l’impianto elettrostatico antivolatile che percorre l’intero perimetro del tetto mimetato completamente (basso impatto visivo).

 

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Intervento realizzato su una statua del Santuario Madonna di S. Luca (bologna). L’elettrifiucazione è stata posizionata senza ausilio di tasselli o metodi distruttivi. Il metodo è approvato dai protocolli dettati dalle Sovraintendenze Beni Culturali. Stessi metodi sono applicabili su altre tipologie di manufatti compresi fontane, rosoni, capitelli, capriate, loggiati, ecc.

 

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Altro esempio di impianto elettrostatico su statua eseguito nella Cattedrale di Marsciano (Perugia)

 

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Lavoro svolto presso l’Arcivescovado di Sam Benedetto del Tronto. Trattasi di dissuasori meccanici ornamentali (pic in rame) che limitano l’impatto visivo e creano una vera barriera alla nidificazione e alla sosta dei volatili.

 

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Altro esempio di dissuasori meccanici (pic) in acciaio inox Aise304 eseguito nella Chiesa Madre in Rotello (Campobasso)

 

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Esempio di reti antiintrusione antivolatile nel polo universitario ed ospedaliero di Tor Vergata (Roma)

 

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Altro esempio di rete antiintrusione posta sulla sede amministrativa del LUBE Cucine di Passo di Treia a Macerata

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Esempio di ancoraggio delle reti antiintrusione con tiranti e cavi in acciaio inox integrato con dissuasori meccanici (pic)

 

PENTAX Image

Visuale generale della facciata di Santa Maria  degli Angeli al cui interno al loggiato sono state collocate delle reti antiintrusione trasparenti ed assolutamente invisibili.

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Intervento per applicazione di impianto elettrostatico antivolatile all’interno dell’Abbazia Florense in San Giovanni in Fiore (Cosenza)

 

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Realizzazione di impianto elettrostatico antivolatile solitamente eseguita con piattaforme aeree con altezze variabili dai 15 ai 60 metri Santuario Mariano della Madonna di San Luca (Bologna)

 

Tarli e prevenzione fai da te nei mobili antichi

La prevenzione contro l’infestazione dai tarli, consiste in quei provvedimenti atti a eliminare o a ridurre al minimo le cause favorevoli all’insediamento di questi sgraditi ospiti nei nostri mobili o nelle strutture lignee.

Il più semplice degli interventi di prevenzione sta nella semplice cura dei mobili: infatti, un mobile ben tenuto e lucidato non è tquasi mai il erreno ideale per la posa delle uova. E’ importante quindi dedicare tempo alla periodica lucidatura dei mobili. E’ sufficiente due o tre volte l’anno, passare con un panno la cera e, una volta asciutta, lucidarla con un panno di lana.

Un’altra attenzione particolare, occorre prestarla per evitare il contagio. Se si porta in casa un mobile che ragionevolmente può essere infestato dai tarli, è quasi certo che questi contageranno anche i mobili che fino al quel momento erano rimasti indenni. Pertanto quando acquistiamo un mobile più o meno antico, preoccupiamoci sempre che abbia subito un buon intervento antitarlo, altrimenti facciamoglielo noi.

Occorre anche assicurarsi che il mobile non sia in condizioni ambientali che favoriscano il contagio biologico, queste sono:

Umidità: un contenuto nel legno superiore al 18 – 20 % favorisce lo sviluppo degli insetti

Ventilazione: l’assenza o la carenza di ricambio d’aria, favorisce l’accumulo di umidità.

Temperatura: tutti gli insetti tendono ad avere una maggiore attività e cicli più frequenti a temperature miti (dai 22 ai 25 °C)

In fase di restauro infatti, il trattamento antitarlo diventa di per sé una misura preventiva perché avvelenando le fibre del legno, questo diventa non più idoneo alla alimentazione delle larve e alla deposizione delle uova. Si va però ad immettere sostanze velenose che non sono certo gradevoli per l’ambiente e per la nostra salute.
Un’altra efficace operazione preventiva (da effettuare dai nostri laboratori) consiste invece nel trattamento in camera anossica e / o microonde questa misura rende i legni disinfestato totalmente da uova larve e insetti e non causerà possibili infestazioni in caso di inserimento a casa nostra.

Successivamente al trattamento si consiglia sempre la chiusura dei fori di uscita. I fori di uscita dell’insetto oramai adulto, possono diventare facilmente nido per nuove covate di altri insetti anche di altre specie. La stuccatura dei fori,da fare sistematicamente in fase di restauro è una ottima misura preventiva che facilita anche la scoperta di nuove procreazioni qualora riscontriamo una nuovi buchi e polverine di rosura. In questi casi è sufficiente iniettare sul nuovo foro del veleno con una siringa e subito chiudiamolo con cera in stic del colore più appropriato al mobile.

Quando ad essere attaccata dal tarlo è una sedia, le misure di prevenzione e trattamento dovranno essere eseguite con maggior frequenza e attenzione, in quanto, per la propria particolare struttura e uso, la sedia e uno dei mobili più delicati e fragili.

Vogliamo sottolineare ancora una volta che comunque, con questi metodi  non si raggiunge mai la certezza di un trattamento completo e definitivo in quanto il tarlo, annidandosi a volte nelle profondità delle gallerie, non sempre è raggiungibile dai gas o liquidi velenosi con i quali tentiamo di avvelenarlo. Certamente la ripetizione del trattamento e la scrupolosa applicazione delle misure preventive consentono di avvicinarsi sempre più ad una protezione efficace del mobile, ma il trattamento anossico e a microonde sono ad oggi la soluzione più veloce ed ottimale per rimuovere ogni forma di vita all’interno dei nostri mobili.

Cerchiamo di affrontare il problema prendendo in esame le varie fasi in cui si può presentare:

Manutenzione ordinaria:
Supponiamo di renderci conto della presenza del tarlo nei nostri mobili di casa, attraverso l’improvvisa comparsa dei piccoli cumuli di polvere di legno. Per questo tipo di intervento, dobbiamo procurarci un buon prodotto antitarlo e uno stic di cera del colore più simile al mobile sul quale dobbiamo intervenire: entrambi i prodotti li possiamo trovare facilmente in ogni ferramenta. Il tipo di intervento è semplice e alla portata di tutti (adottando chiaramente le precauzioni necessarie in occasione di utilizzo di prodotti velenosi) : è sufficiente iniettare il liquido antitarlo in ogni singolo foro chiudendolo poi con uno spaghetto ottenuto dallo stic di cera.

Quando si inietta il liquido, occorre prestare attenzione affinché questo traboccando dal foro non macchi il mobile, soprattutto se rifinito a gommalacca. Mentre si inietta il liquido quindi, con l’altra mano, tenete uno straccetto o un batuffolo di cotone nei pressi dell’ago pronti a fermare ogni fuoriuscita di liquido.

Questo tipo di intervento ha il vantaggio di essere estremamente semplice ed immediato, ed è forse l’unico alla portata di tutti. Si provoca un certo avvelenamento delle fibre del legno nella galleria di uscita dell’insetto adulto, nella quale la femmina presumibilmente ha deposto le uova. I fori che dobbiamo “siringare” sono anche quelli vecchi, con profilo scuro, in quanto possibili ricettacoli di uova.

Fase di Restauro:
In fase di restauro , possono capitarci mobili in condizioni assai peggiori di quella precedentemente descritta. Prima di decidere il tipo di intervento, dobbiamo renderci conto quanto il tarlo abbia danneggiato il legno. In alcuni casi, ci si trova costretti se non a sostituire integralmente almeno a consolidare alcune parti gravemente danneggiate. Una volta terminato l’intervento di consolidamento/riparazione dei danni, si passa alla fase vera e propria di trattamento.

In questo caso, sempre con le dovute precauzioni, e sempre che le dimensioni del mobile lo permettano, possiamo intervenire col metodo della “camera a gas”: Questa volta occorre avere una quantità sufficiente di antitarlo (uno o due litri) che con un pennello adeguatamente largo, spennelleremo abbondantemente su tutte le parti del mobile non verniciate. Schiena , interni e fondi dei cassetti e del mobile dovranno essere trattati. Avremo precedentemente preparato un telo o sacco di nylon per avvolgere completamente il mobile,. all’interno del quale lasceremo un recipiente con antitarlo. Il Nylon che avvolge il mobile lo fermeremo con nastro di carta gommata. Lasceremo il mobile in queste condizioni per almeno tre settimane. E’ consigliabile fare questa operazione o in tarda primavera o in autunno quando si schiudono le uova. Trascorse le tre settimane, , toglieremo il nylon lasciando asciugare il mobile per due o tre giorni in un luogo areato. A questo punto passeremo a siringare ogni singolo foro come abbiamo visto in precedenza. Per quello che riguarda la chiusura, potremmo usare cera oppure stucco con gesso di Bologna se i fori sono molti e la finitura prevista è a gommalacca.

Questo tipo di intervento, possibile solo in un ambiente adeguato, da non farsi assolutamente in casa per ovvi motivi, è più efficace del precedente in quanto comporta l’avvelenamento di gran parte della struttura lignea attraverso l’abbondante spennellatura di antitarlo, la quasi completa saturazione delle gallerie con gas venefici (mediante la camera a gas) e invasione delle gallerie di liquido velenoso tramite iniezione.

Metodi Professionali:
Nonostante la presunta efficacia del metodo descritto sembrerebbe che non offra comunque una garanzia assoluta di riuscita, in quanto sempre e comunque alcune remote gallerie non vengano toccate dagli agenti venefici.
Allora a questo punto si passa agli interventi professionali di chi, della lotta ai tarli ne ha fatto il proprio mestiere. I nostri servizi di disinfestazione utilizzano camere anossiche per il trattamento di mobili antichi e di pregio e garantiscono un sicuro rimedio contro i tarli per molti anni.
Qualora vi siano difficoltà oggettive a spostare il mobilio nei nostri laboratori il trattamento a microonde potrebbe essere una validissima alternativa di grande efficacia, rapidità ed economia.
Contattateci per un preventivo.

Tutti i tarli nel mondo

Elnchiamo tutte le più comuni famiglie e specie d’insetti distruttori del legno

• Gli ANOBIDI (attaccano principalmente il legno ma anche la carta)

Gli Anobidi sono gli insetti che più comunemente si riscontrano nelle travi, nelle strutture, nei mobili, nelle opere d’arte lignee custodite in abitazioni, biblioteche, musei e chiese. Le specie più note sono: l’Anobium punctatum, il Nicobium hirtum, l’Oligomerus ptilinoides, il Xestobium rufovillosum e il Ptilinus pectinicornis. Gli Anobidi hanno abitudini simili. Sono insetti piccoli (da 2 a 9 millimetri), brunastri, di forma cilindrica, coperti da una fine pubescenza. Il pronoto è convesso e copre la testa, le elitre sono ornate da punteggiature più o meno profonde e allineate a seconda della specie.

Questi insetti attaccano sia il legno di latifoglia, sia quello di conifera, e l’infestazione avviene di preferenza su legno in opera antico o molto vecchio. La femmina depone sulla superficie del legno in eventuali fessure o vecchi fori di farfallamento, le uova (da 40 a 60) che si schiudono dopo alcune settimane. La larva è biancastra, coperta di peli giallastri e di spinule rossastre, cirtosomatica, esapoda e provvista di apparato boccale molto resistente.

Le larve neonate penetrano subito nell’interno del legno scavando un fitto intreccio di gallerie, giunte a maturità si costruiscono vicino alla superficie una cella pupale, dove si trasformano in insetti perfetti. Gli adulti fuoriescono attraverso un foro rotondeggiante che può avere dimensioni variabili da 1,5 a 3 millimetri. Gli insetti sfarfallano da maggio a settembre. Il ciclo biologico varia da 2 a 6 anni a seconda della specie, dalle condizioni climatiche e dal tipo di legno.

ANOBIUM CARPETANUS

E’ molto simile all’Anobium Pertinax. Frequente soprattutto nella Penisola Iberica e nel Nord Africa, si distingue per gli angoli posteriori acuti e porgenti e l’assenza dei peli nella parte posteriore del protorace.

ANOBIUM PERTINAX (sin. haddrobregmus, coelostethus)

L’adulto è di colore bruno scuro, supera la lunghezza di 5 millimetri ed ha una biologia simile a quella dell’Anobium punctatum. Le ali anteriori, elitre, sono ornate di punti rettangolari, abbastanza grossi. E’ comune nell’Europa settentrionale e centrale e attacca il pino, l’abete e altri legni teneri.

ANOBIUM PUNCTATUM – cosidetto “Tarlo del legno” o “Tarlo dei mobili”

Ama l’umidità, il calore, il buio e il silenzio. L’infestazione avviene preferibilmente sul legname in opera, sia esso alburno o durame. Le larve, il cui ciclo vitale va da uno a tre, quattro anni, scavano, all’interno del legno fino a distruggerne completamente la struttura lasciando pressoché inalterata la superficie esterna.

Ha le elitre marrone scuro e la forma del corpo è cilindrica. Raggiunge una lunghezza variabile tra i 3 e i 5 millimetri. La conformazione dell’ovopositore delle femmine permette la deposizione delle uova soltanto nelle fenditure del legname in cui vengono deposte da 20 a 60 uova per volta. Dopo quattro o cinque settimane dalla deposizione, le uova si schiudono e le larve penetrano all’interno del legno scavando gallerie il cui diametro varia da 1 a 2 millimetri. In esse l’insetto permane fino a completare la metamorfosi. Quando la larva raggiunge l’età adulta (di norma in primavera e autunno), abbandona il legno (sfarfalla) attraverso i caratteristici fori che hanno lo stesso diametro delle gallerie. Intorno ai fori il rosume è minimo, anche all’interno delle gallerie è scarso, generalmente vi si trovano mucchietti di polvere in forma granulare. Le larve sono bianche, molli, l’aspetto è scarabeiforme. Si nutrono di lignina, emicellulosa e cellulosa, elementi organici assai complessi, digeribili solo grazie a particolari enzimi che in questo insetto sono particolarmente efficaci.

L’Anobium punctatum privilegia il legno stagionato e duro, ma non disdegna neppure le essenze tenere (meglio digeribili) aventi un tasso di umidità inferiore al 25% e collocate in ambienti riparati (abitazioni, magazzini, ecc.) che le preservano da condizioni atmosferiche svantaggiose. Le conifere (abete, pino) e le latifoglie (mogano, ebano, faggio, quercia, pioppo, acero, tiglio, pero e melo) sono facilmente colpite dall’Anobium punctatum. Esso prospera nei legnami e nei manufatti molto vecchi, talvolta in condominio con il Nicobium hirtum.

E’ difficile stabilire una cronologia precisa delle fasi di sviluppo dell’Anobium punctatum. Il riscaldamento artificiale delle case, infatti, ne favorisce lo sviluppo e il proliferare, rendendo possibili episodi di sfarfallamento ritardati o anticipati rispetto al suo ciclo in ambiente naturale.

Come si è visto, i fori sulla superficie del legno indicano che lo sviluppo dell’insetto si è completato. Le gallerie sottostanti sono vuote e rappresentano una minaccia per l’integrità, la stabilità e la robustezza della pianta viva e del legname in opera (travature, mobilio, telai, infissi, sculture lignee, ecc).

I fori lasciati dall’Anobium punctatum sulla superficie del legno sono di uscita, non di entrata – quando compaiono, l’opera di distruzione è già compiuta. Per difendersi da un’infestazione, di norma si utilizzano insetticidi a base di Permethrin. Per poter sfarfallare più agevolmente, le larve cominciano ad avvicinarsi alla superficie del legno alcune settimane prima di raggiungere lo stadio pupale ed è in questo momento che gli insetticidi liquidi possono agire pienamente contro di essi, tuttavia, le larve rimangono protette negli strati più profondi del legno.

Solo l’utilizzo dei nuovi sistemi a microonde, l’uso di insetticidi gassosi o la mancanza di ossigeno prodotta in camere stagne, permette di uccidere gli insetti ad ogni stadio di crescita, ma la prevenzione è il miglior metodo di difesa: il legname ben conservato, levigato e stuccato, protetto uniformemente, in profondità, con impregnanti, vernici, resine, smalti e cere, non permette alle femmine di trovare le crepe e le fessure in cui depositare le uova da cui dipende ogni infestazione.

NICOBIUM CASTANEUM – cosidetto “Tarlo delle biblioteche”

L’insetto adulto è di colore bruno scuro, misura da 4 a 6 millimetri Preferisce le essenze tenere (i cosiddetti legni bianchi), i legni umidi e attaccati da funghi, l’abete. I danni possono essere gravi specialmente nei tavolati utilizzati per la costruzione di tetti e soffitti. E’ comune nelle biblioteche dove attacca la carta, i dorsi dei libri e spesso le scaffalature lignee.

NICOBIUM HIRTUM

Il Nicobium hirtum è forse l’insetto più dannoso e diffuso negli oggetti antichi in legno, ma non è facile osservarlo perché ha costumi notturni e durante il giorno rimane immobile. Ha le elitre ornate di bande trasversali di peli grigiastri più o meno apparenti. Attacca di preferenza il legno di latifoglia (faggio, noce, ontano, pioppo) ma lo si può trovare anche su legno di conifera (pino e abete). E’ un insetto dannoso anche nelle librerie e negli archivi in quanto le larve distruggono la carta.

OLIGOMERUS PTILINOIDES

E’ una specie molto comune che attacca i manufatti vecchi o antichi in legno. Attacca soprattutto le latifoglie, il noce, il faggio, il rovere, il pioppo e le altre essenze utilizzate per la realizzazione di oggetti d’arte e arredi antichi. L’adulto è di colore bruno, misura da 5 a 6 millimetri, sopporta temperature abbastanza alte per cui può infestare anche le travi dei sottotetti. Generalmente compie il suo sviluppo in un anno. Anche se meno diffuso di altre specie di anobidi può essere annoverato tra gli insetti più temibili per il legno lavorato. Le sue infestazioni sono spesso difficili da individuare nei legni coperti da stucchi e spessi strati di vernici.

PRIOBIUM CARPINI

Attacca legni che abbiano subito un precedente attacco fungino di carie bruna o carie bianca, esposti all’aperto o in posti molto umidi. I danni sono sempre molto rilevanti.

PTILINUS PECTINICORNIS

L’adulto è di forma cilindrica, arrotondata all’estremità, raggiunge in media la lunghezza di 4 millimetri. E’ di colore bruno scuro con elitre più chiare, ha caratteristiche antenne simili a pettini con denti larghi (antenne pettinate) nei maschi, e simili a denti di sega (serrate) nelle femmine. Le ali anteriori e il dorso del protorace sono cosparsi di finissima peluria giallastra appena visibile. E’ presente prevalentemente in Europa, attacca i legni di faggio, acero, pioppo e ontano. L’adulto sfarfalla all’inizio di giugno. I danni causati da questi insetti possono essere molto gravi poiché le larve scavano all’interno del legno gallerie tortuose piene di rosume, intersecate tra loro in un fitto intreccio, fino a togliere ogni resistenza meccanica al legno. Molto spesso accade che ci si accorga della presenza dell’insetto soltanto quando l’attacco è già avanzato. Dato che le larve scavano le gallerie all’interno del legno lasciando intatto un leggero strato superficiale, nulla appare all’esterno fino al momento in cui le larve si trasformano in insetto perfetto. I primi sintomi dell’attacco si hanno quindi soltanto dopo il primo sfarfallamento degli adulti, per la presenza dei fori che hanno prodotto sulla superficie del legno fuoriuscendovi. Giacché più esemplari adulti possono fuoriuscire dallo stesso foro, non è mai possibile stimare la gravità, nemmeno approssimativa, dell’infestazione.

XESTOBIUM RUFOVILLOSUM – cosiddetto “Orologio della morte”

Lungo da 5 a 7 millimetri, è di colore bruno rossastro, ha la superficie dorsale chiazzata di ciuffi irregolari di peli corti di colore giallo oro, il protorace è più largo della base delle elitre. Depone piccole uova ovoidali biancastre, molto liscie, ed ogni femmina ne depone da quaranta a duecento. I fori di farfallamento sono larghi 2-3 millimetri, le larve si sviluppano tra i due e quattro anni. Predilige la quercia, il castagno, l’olmo, il noce, l’ontano, il pioppo ed altre latifoglie, abbattuto o già in opera, con un livello di umidità piuttosto alto. Attacca anche le capitozze deperenti di Salice. Un attacco fungino di saprofiti ne favorisce l’insediamento. I danni dello Xestobium sono analoghi a quelli dell’Anobium e si riscontrano frequentemente nei legnami utilizzati nelle vecchie costruzioni, specie se abbandonate, in quelli esposti all’aperto o comunque molto umidi.

• Gli APIDI

XYLOCOPA VIOLACEA – cosiddetta “Ape carpentiera”

Non è un insetto xilofago, tuttavia arreca gravi danni alle vecchie travi. Simile ai bombi ed erroneamente chiamato “calabrone” per il suo volo molto rumoroso, è un insetto solitario, di notevoli dimensioni (2-3 centimetri). Ha il corpo tozzo e peloso, nero lucente con riflessi violacei cangianti, le ali blu viola, con riflessi metallici. Si nutre di polline e nettare raccolto prevalentemente sui fiori delle Lamiaceae. La femmina scava nei tronchi e nelle travi degli edifici gallerie longitudinali che divide in cellette con rosume impastato e indurito, in cui stipa il miele e depone le uova. L’attacco è facilmente riconoscibile dai grandi fori (circa 1,5 cm), perfettamente circolari, che si notano sulla superficie del legno. Punge se fortemente disturbata, ma non è aggressiva.

• I BUPRESPIDI (attaccano il legno)

Sono una famiglia di Coleotteri diffusa in tutto il mondo con oltre 15.000 specie. Gli adulti sono caratterizzati da corpo ovale, spesso dotato di colori metallici e forte punteggiatura, zampe brevi, fornite di tarsi pentameri (formula tarsale 5-5-5), ed antenne corte, con articoli più meno dentati. La stragrande maggioranza delle specie hanno ali posteriori prive dell’articolazione che consente di ripiegarle, come accade per gli altri coleotteri. Ciò permette l’istantanea apertura delle ali ed una partenza in volo rapidissima. Le dimensioni variano da pochi millimetri (genere Trachys) ai 7 del buprestide sudamericano Euchroma gigantea. Le larve sono apode ed eucefale, bianche, con il capo sclerificato rossastro. Si differenziano da quelle dei cerambicidi per la sproporzione tra il protorace, fortemente sviluppato e globoso, e l’addome sottile. I Buprestidi sono perlopiù fitofagi, ma alcune specie sono xilofaghe. Vivono soprattutto nella zona al disotto della corteccia, altre all’interno degli arbusti, mentre le larve del genere Trachys scavano gallerie addirittura nello spessore delle foglie. Sono diffusi specialmente in ambienti tropicali o generalmente molto caldi. Gli adulti sono diurni, attivi sotto il sole. Quelli delle specie più piccole frequentano i fiori (Antaxia, Acmaeodera) o le foglie degli alberi (Agrilus, Coraebus), mentre quelli di dimensioni maggiori sono arboricoli e difficili da avvistare. La sottofamiglia primitiva Julodinae comprende specie arbustive diffuse in ambienti aridi.

I buprespidi aggrediscono sia le latifoglie (Agrilus, Chrysobothris) sia le conifere (Chrysobothris, Phaenops). Il ciclo vitale prosegue anche nel legname abbattuto. L’adulto fuoriesce dal legno attraverso un tipico foro ovale. La scortecciatura dei tronchi blocca l’infezione del legno.

• I CERAMBICI (attaccano il legno)

Sono insetti di media grandezza (1-2 centimetri), caratterizzati da lunghe antenne che possono qualche volta superare anche la lunghezza dell’insetto stesso. I danni che causano sono notevoli: il ciclo biologico è molto lungo, da un minimo di 4 anni ad un massimo di 8, durante il quale le larve continuano a scavare gallerie nell’interno dello stesso pezzo di legno. I primi sintomi dell’infestazione si hanno quando su di esso appaiono i caratteristici fori di farfallamento ovali (parzialmente o totalmente occlusi da una massa farinosa e giallastra costituita da rosume), ma dal numero dei fori non si può dedurre la gravità dell’infestazione perché attraverso uno stesso foro possono fuoriuscire più esemplari adulti. Nei casi peggiori di attacco, il legno è completamente trasformato in un ammasso di rosume. Vi appartengono molte specie, solo poche però interessano il legno in opera.

CALLIDIUM VIOLACEUM

Raggiunge una lunghezza che va dagli 11 ai 15 millimetri, è di colore blu metallico. Attacca sia le conifere, sia le latifoglie, anche abbattute purché non ancora scortecciate.

HESPEROPHANES CINEREUS

Questo insetto produce danni non dissimili a quelli del “Capricorno delle case”. Attacca il legno di quercia, cerro, robinia, faggio, pioppo, noce, castagno ed altre latifoglie. Lo si riscontra con frequenza in Toscana, Lazio e Campania. Ha un ciclo biologico che varia da 2 a 3 anni, dipende dalla temperatura e dell’ umidità relativa. L’adulto ha dimensioni di 1-2,5 centimetri, è di colore bruno uniformemente coperto di una peluria grigia e attacca sia le strutture lignee, sia le suppellettili.

Le femmine depongono le uova di preferenza nelle fessure e nelle anfrattuosità del legno in opera come travature dei tetti, mobili, pavimenti ed ogni genere di infissi. I danni causati dalle larve possono essere molto gravi perché coinvolgono irreparabilmente la struttura e la resistenza meccanica del pezzo. Risulta infine assai difficile diagnosticarne la presenza.

Come s’individua…

Il pericolo è grave: sia per la difficoltà di accertare l’attacco al suo inizio (in quanto nulla traspare all’esterno, e soltanto dopo la prima generazione appaiono i fori d’uscita degli adulti piuttosto piccoli rispetto alla grandezza degli insetti giunti a maturazione), che per il diffondersi rapido dell’infestazione portata dagli adulti che volano. La superficie del legno non è mai attaccata, per questo è difficile individuarli visivamente. Ma l’HESPEROPHANES CINEREUS è un insetto grande e dotato di robuste mascelle, quando scava si sente, eccome se si sente! Se tagliamo un pezzo del legno aggredito, troveremo le sue gallerie cosparse di farina di legno, polvere ed escrementi… una schifezza.

Come s’interviene…

Occorre pulire energicamente con una spazzola d’acciaio le superfici infestate raggiungibili ed eliminare le parti gravemente danneggiate. Raccogliere la segatura e bruciarla per evitare la diffusione delle larve. Applicare a spruzzo o pennello un antitarlo professionale, non meno di 300 cc per metro quadrato, facendo in modo di allegare le gallerie iniettandolo con forza e a più riprese, possibilmente ripetendo il ciclo dopo qualche giorno e isolando con il nylon il manufatto dopo ogni applicazione in modo da creare una specie di camera a gas fra un trattamento e l’altro.

HYLOTRUPES BAJULUS – cosiddetto “Capricorno delle case”

È forse il pericolo maggiore per il legno in opera stagionato, interno ed esterno, specialmente di conifere, impiegato nelle armature di tetti, nei solai, ecc., ma nel caso di forte infestazione possono essere colpite anche le latifoglie (quercia, pioppo, salice e acero), gli infissi e i mobili. L’insetto ha dimensioni che variano dagli 8 millimetri ai 22, è di colore bruno-nerastro con una pubescenza grigia formante una piccola macchia sulle elitre e antenne nodose lunghe circa 1 centimetro. È presente fino ad un’altitudine di circa 2.000 metri. La femmina depone le uova sulla superficie del legno o nelle fessure, in numero molto elevato. Le larve appena nate iniziano subito a scavare gallerie che si addentrano sempre più nell’interno del legno fino a raggiungere il durame che di solito non è attaccato. Le infestazioni si esauriscono in poche decadi. Il suo sviluppo dipende interamente dal contenuto di azoto presente nel legno il cui valore nutrizionale diminuisce con il tempo. Attacchi di notevole entità si riscontrano nei legnami messi in opera da un tempo relativamente recente (40-50 anni). Condizioni ottimali per lo sviluppo sono l’alta percentuale di umidità e la temperatura relativamente elevata (18-27°).

I danni provocati dalle larve sono estremamente gravi. L’adulto esce dal legno soprattutto con il clima secco e con temperature elevate. Da giugno ad agosto se la spassa bellamente. È provvisto di ali e può portare l’infestazione anche lontano dal luogo dove ha sfarfallato. Le uova sono deposte dalla femmina nelle fessure e nelle giunzioni del legno per mezzo di un ovidepositore retrattile, in più gruppi o colonie che possono arrivare ad avere fino a trecento uova. Il periodo di incubazione delle uova è di 5-9 giorni con una temperatura di 31,5 °C e umidità ambientale del 90-95%, oppure di 48 giorni con temperatura di 16,6 °C e umidità ambientale del 18% (condizione quest’ultima assai sfavorevole). Le uova si schiudono dopo una o due settimane e le larve cominciano a scavare gallerie sempre più grandi a mano a mano che l’insetto cresce. La larva si impupa in prossimità della superficie esterna del legno e l’insetto adulto che si forma uscirà fuori forando la fine pellicola di legno che lo separava dall’esterno.Il ciclo evolutivo completo ha una durata variabile che va da 1 a 7-8 anni, ma talvolta può arrivare a 15. Le gallerie sono riempite da una fine rasura che l’insetto non espelle all’esterno. Nessun danno è rilevabile fino al momento in cui gli insetti escono dal legno attraverso un foro ovale del diametro di 6-10 millimetri i cui bordi sono frastagliati. La larva è bianca, suddivisa in segmenti, con la parte anteriore allargata e provvista di due mandibole di color scuro; raggiunge i 4 centimetri di lunghezza quando è matura. Attacca i legni asciutti, predilige le essenze resinose e le latifoglie, partendo dalla superficie per penetrare sempre più all’interno, seguendo perlopiù una direzione longitudinale sino, se possibile, all’alburno. Le gallerie raggiungono il diametro di 6-8 millimetri, e possono decorrere vicine, separate da un diaframma finissimo. Divenuto adulto, l’insetto continua a vivere nel legno ed anche l’accoppiamento avviene all’interno delle gallerie.

STROMATIUM FULVUM

Infesta sia il legno di latifoglia, sia il legno di conifera. L’insetto adulto ha dimensioni da 1,5 a 2,5 centimetri, è di colore giallo bruno, coperto da una sottile pubescenza. Si trova con sporadicità rispetto ad altri cerambicidi, ma i danni sono simili. Oltre le travature, attacca vecchi mobili e oggetti. Vive nel legno anche molto secco. Il ciclo biologico dura diversi anni e possono susseguirsi nel medesimo legname diverse generazioni d’insetti che alla fine possono ridurlo in una massa farinosa.

• I COSSIDI (attaccano il legno)

COSSUS COSSUS – cosiddetto “Rodilegno rosso”

E’ un insetto polifago e xilofago che attacca i legnami nelle prime fasi della lavorazione e le latifoglie (acero, faggio, olmo, tiglio, platano, quercia, ecc.). in piena vegetazione e talvolta anche piante erbacee come il carciofo o la barbabietola.

Le larve mature possono raggiungere la lunghezza di 70-90 millimetri. Sono odorose, di colore rosso vinaccia sul dorso e giallastre o carniccio sui lati e sul ventre, il capo e le zampe sono nere come le macchie sul protorace. Su tutto il corpo sono visibili tubercoli piliferi scuri. La crisalide è bruna munita di spine per forare il diaframma che separa l’ultima camera dall’esterno. L’insetto adulto è una grande falena (apertura alare fino a 90 millimetri) di aspetto grigio cinereo o grigio rossiccio. Le ali anteriori mostrano delle sfumature biancastre e numerose linee trasversali nerastre più o meno marcate. L’insetto ha un ciclo triennale ed iberna sempre come larva. Gli adulti sfarfallano tra giugno e settembre con un picco in luglio. Le femmine sono poco mobili e frequentano preferibilmente i tronchi dove, dopo 48 ore dall’accoppiamento, depongono fino a 800 uova, suddivise in piccoli gruppi di 15-30, dentro le screpolature della corteccia e in genere nella parte bassa del tronco. Le larve dapprima vivono gregarie appena al di sotto della superficie, poi da solitarie scavano gallerie indipendenti verso l’alto o il basso con andamento obliquo in direzione del centro della pianta. E’ in questa fase che il legno subisce i maggiori danni. L’escavazione delle larve, che nel tempo si ingrossano fino a raggiungere le dimensioni di un dito medio, interrompono il flusso sia ascendente che discendente dei liquidi penalizzando notevolmente l’attività vegetativa e la durata della vita dell’albero. Inoltre le gallerie larvali riducono la portanza dei tessuti rendendo il legno fragile, facile a rompersi, talvolta deformandolo. Le larve giungono a maturità nell’autunno del secondo anno e, dopo aver trascorso l’inverno, nella primavera successiva si incrisalidano nella zona sottocorticale in un bozzolo sericeo protetto verso l’esterno da detriti legnosi e rosume che otturano il foro di uscita, predisposto per tempo. La sfarfallamento dell’adulto avviene dopo circa un mese. Il Cossus Cossus è associato a diverse specie di simbionti che gli forniscono gli enzimi per digerire il materiale ligneo.

Eccezion fatta per il rigonfiamento della corteccia e i fori da cui esce un colaticcio rosso costituito da rosura mista ad escrementi, l’attacco è praticamente invisibile. Se esso non viene diagnosticato, il ciclo vitale dell’insetto si può completare nei manufatti. In caso di infestazioni limitate, si possono distruggere le larve direttamente con l’ausilio di un filo di ferro tenero con cui si raggiungono all’estremità delle gallerie (metodo attualmente non più praticato), o indirettamente con l’introduzione in queste di prodotti insetticidi evaporanti, seguita dalla chiusura ermetica del foro. Tuttavia, è sempre consigliabile accompagnare queste pratiche con la tecnica della cattura in massa tramite le trappole a feromoni, metodo insostituibile nel caso si debba contenere un’infestazione su ampie superfici boschive. In caso di infestazioni molto pesanti è necessario distruggere le piante e i legnami colpiti. La prevenzione è quindi il modo più efficace di gestire questo xilofago.

• I CURCULIONIDI (attaccano il legno e la carta)

Sono insetti di piccole dimensioni (2-4 millimetri) di colore bruno, con la testa allungata anteriormente a formare il cosiddetto “rostro” sul quale sono inserite le antenne e che termina con l’apparato boccale. Le femmine depongono le uova nel legno dopo aver scavato con il rostro una apposita nicchia. Adulti e larve scavano le proprie gallerie lungo le fibre del legno. Poiché non sono capaci di volare, si accumulano nella zona infestata, riducendo il legno in una massa di rosume pulverulento. Prediligono legni umidi, attaccati dai funghi. Causano danni gravissimi alle strutture lignee, ai tavolati e specialmente alla testa delle travi annegate nella muratura che possono essere distrutte totalmente.

PENTARTHRUM HUTTONI

L’attacco da Pentarthrum huttoni può essere distinto da  quello degli Anobidi dal diametro più piccolo delle gallerie, dai fori di sfarfallamento ovali e dalla forma degli escrementi che è più rotondeggiante. Questo insetto infesta indifferentemente conifere e latifoglie, specie se attaccate da funghi.

• I FORMICIDI

CAMPONOTUS LIGNIPERDA – cosiddetta “Formica del legno”

L’adulto ha la forma di una formica che può superare il centimetro di lunghezza. I danni sono causati sulle piante in piedi, e talora anche nelle costruzioni in legno situate nei boschi, per l’insediamento delle colonie in nidi appositi, costituiti da molte gallerie scavate preferibilmente lungo la zona primaverile degli anelli e nelle quali sono deposte le nova e allevate le larve. I danni sono in genere di modesta entità e quasi mai si riscontrano nei depositi dove l’insetto non ha condizioni favorevoli per il nido.

CREMATOGASTER SCUTELLARIS – cosiddetta “Formica rizzaculo” o “Formica cartonaia”

Mordace e lunga da 2,8 a 4 millimetri, è nota col nome di “formica rizzaculó” per la posizione che assume l’addome quando si sente in pericolo. Costruisce generalmente il nido sulle parti morte degli alberi, ma anche nelle travi e negli infissi di legno delle abitazioni. Il formicaio ha la consistenza del cartone (per questo è anche conosciuta col nome di “formica cartonaia”) ed è costruito utilizzando un secreto prodotto da specifiche ghiandole encefaliche.

• Gli ISOTTERI – RINOTERMITIDI e CALOTERMITIDI (Termiti)

Le termiti vivono in comunità molto numerose costituite da 3 caste: operaie, soldati e riproduttori. Il ciclo biologico comprende 3 stadi: uovo, ninfa e adulto. Le operaie sono sterili, attere, di colore biancastro, si occupano di tutte le attività relative al funzionamento della colonia. I soldati sono simili alle operaie, ma hanno il capo e le mandibole più sviluppati e fortemente sclerotizzati, devono difendere la colonia dai predatori, in particolare dalle formiche. I riproduttori sono di dimensioni maggiori, di colore da giallo bruno a nero, hanno due paia di ali trasparenti di uguale lunghezza. I riproduttori sono responsabili soltanto della riproduzione e in una comunità, pur essendovi numerosi riproduttori potenziali, soltanto una coppia, re e regina, sono normalmente riproduttori attivi. Se la regina muore ne subentra subito un’altra.

Come si è visto, sono insetti sociali incredibilmente organizzati e attivi, suddivisi in varie famiglie. Le specie più pericolose per i legnami e gli edifici sono quelle sotterranee, principalmente la Reticulitermes lucifugus, la Reticulitermes santonensis e la Cryptotermes brevis. In Europa le termiti sono presenti soltanto in certe aree geografiche limitate, la loro presenza è accertata in Italia, nelle zone peninsulari e nelle isole. In tali zone, l’uso di prodotti preservanti del legno nella lotta contro le termiti è integrato dall’adozione di altre misure di protezione adottate soprattutto per i pavimenti, le fondamenta e le pareti.

L’estrema pericolosità dell’attacco dipende dal fatto che, poiché le termiti rifuggono assolutamente la luce, nulla si percepisce ad una sommaria ispezione. La superficie esterna del legname è sempre accuratamente rispettata, cosicché l’allarme (sempre tardivo) è dato dal crollo di qualche trave o dallo sfondamento di qualche infisso quando l’infestazione ormai è pienamente in atto.

Sono lunghe dai 6 agli 8 mm e vivono in colonie sempre in dipendenza e nelle vicinanze d’un nido costruito nel terreno o dentro un grosso pezzo di legno. Le termiti divorano il legno, la carta e tutti i materiali che contengono cellulosa. Di solito prosperano in ambienti umidi e caldi.

Le termiti bucano il legno passando attraverso le fibre più tenere, in profondità. Non mandano segnali della loro presenza e non producono polvere di legno. Le si possono scoprire abbastanza facilmente solo quando attaccano i legni duri perché in questo caso scavano le gallerie in superficie. Se abitate in una casa particolarmente umida, cercate di risanarla.

Anche se è difficile difendersi dalle termiti, è possibile, scovato il nido, circoscriverne l’opera devastatrice. Là dove si sia verificata un’infestazione è meglio non installare un deposito di legnami.

RINOTERMITI

Le colonie di questa famiglia sono formate da un numero grandissimo di individui (diverse centinaia di migliaia). Le specie che vi appartengono sono annoverate tra le termiti sotterranee che nidificano in terreni umidi e attaccano, per cibarsene, legni molto umidi sia che si trovino nel suolo, sia che si trovino a notevole distanza dal nido. Dal nido, il legno in opera viene raggiunto attraverso cavità esistenti nei muri o attraverso tunnel a perfetta tenuta di luce che gli operai costruiscono, anche sulle superfici a vista, con un impasto di saliva, terriccio ed escrementi (i cosiddetti camminamenti). Le colonie di questa famiglia sono costituite dai reali veri, dai reali di complemento, dagli operai, dai soldati e dalle neanidi.

KALOTERMES FLAVICOLLIS – cosiddette “Termiti dal collo giallo”

Queste termiti si trovano principalmente nell’Italia meridionale e nelle Isole. Costruiscono il nido all’interno del legno e la colonia non raggiunge mai grandi proporzioni. Scavano gallerie che si differenziano da quelle del Reticulitermes lucifugus per non essere tappezzate da terra ed escrementi, inoltre, esse si sviluppano lungo la cerchia degli anelli di accrescimento e non parallele alla direzione delle fibre. Questa specie mantiene sgombre le gallerie rimuovendo gli escrementi che sono asciutti, staccati l’uno dall’altro e a forma cilindrica con 4-6 scanalature longitudinali, attraverso piccoli fori praticati attraverso la superficie del legno. Gli escrementi che non sono rimossi, si depositano per gravità nel punto più basso della galleria (ad esempio, nei telai delle porte si depositano a livello del pavimento). L’attacco può essere individuato dalla presenza degli escrementi che si accumulano sulla superficie del legno, intorno e in prossimità dei fori. Le Calotermes flavicollis attaccano sia il legno di conifera, sia il legno di latifoglia. I danni maggiori si riscontrano nelle strutture lignee di chiese, vecchi edifici e nelle biblioteche.

KRYPTOTERMES BREVIS

Questa specie, originaria delle Indie occidentali, si sta diffondendo in tutto il mondo per la sua capacità di adattarsi alle condizioni ambientali più diverse. In Italia è stata segnalata per la prima volta nel 1997 in alcuni edifici della città di Napoli. Recentemente è stata segnalata in Sicilia in alcune abitazioni di Palermo e in Liguria. È una delle termiti più pericolose per le strutture e gli arredi lignei delle case di abitazione e dei musei. Le gallerie sono molto ampie e sempre sgombre di qualsiasi traccia di escrementi che sono a barilotto a sezione esagonale, con le facce leggermente incavate.

RETICULITERMES LUCIFUGUS

È comune in tutta l’area del Mediterraneo. La maggioranza della popolazione termitica è formata dagli operai, i soldati sono pochi e i reali pochissimi. Il numero dei componenti la colonia è elevatissimo: può raggiungere fino a 700.000-1.000.000 di individui. Dato il grande numero dei componenti della colonia e la straordinaria voracità degli operai, si verificano continue conquiste di zone lignee da infestare.

Avendo bisogno di elevati livelli di umidità, le Reticulitermes lucifugus costruiscono il nido nel terreno. Per raggiungere nelle vicinanze il legname necessario alla loro sussistenza, costruiscono sulla superficie di qualsiasi materiale che si frapponga tra il nido e la fonte di nutrimento, elaborati tunnel di terra e frammenti di legno. I tunnel proteggono le termiti dalla luce, dall’aria e mantengono il contatto con il terreno umido.

Le gallerie, parallele alla direzione delle fibre, sono sempre tappezzate da escrementi che, essendo ricchi di umidità, si raggrumano e si attaccano nel punto in cui vengono rilasciati. Gli escrementi sono impastati con terriccio e saliva, il composto ottenuto è utilizzato per costruire le cellette in cui si annidano gli operai e che vanno ad occupare gli spazi liberati in seguito all’attacco del legno o della carta, costituendo il cosiddetto legno (o carta) di sostituzione.

La superficie del legno non è mai intaccata, per questo si può fare una stima dei danni solo asportandola.

I LICTIDI e i BOSTRICHIDI (attaccano il legno)

Gli insetti appartenenti a queste due famiglie causano al legno un danno simile: le larve scavano gallerie che sono stipate di un rosume molto sottile (come farina) e nei forti attacchi distruggono completamente il legno riducendolo ad un ammasso di rosume pulverulento. Attaccano l’alburno delle latifoglie in special modo di origine tropicale, contenente un adeguato contenuto in amido, nel caso di legname a durame non differenziato, l’attacco può interessare tutta la sezione del tronco. I Lictidi attaccano esclusivamente legno di latifoglia che oltre ad un adeguato contenuto in amido, abbia vasi di diametro superiore a 0,07 millimetri ed un’umidità compresa tra l’8% e il 30%. Tra le varie specie di Lictidi, le più diffuse in Italia sono il Lyctus linearis ed il Lyctus brunneus.

• I LICTIDI

Sono coleotteri appiattiti e allungati di piccole dimensioni (3-5 millimetri), prediligono il legno di latifoglia. A differenza degli Anobidi, la testa è ben visibile e le antenne hanno forma clavata. Le elitre sono lunghe due volte e mezzo la larghezza. Attaccano sculture e oggetti lignei, mobili antichi e tavole dipinte riducendole in polvere finissima.

LYCTUS LINEARIS e LYCTUS BRUNNEUS

Il Lyctus linearis è una specie europea, mentre il Lyctus Brunneus è di origine tropicale, ma si è acclimatato in tutto il mondo tanto da diventare la specie più diffusa.

Il Lyctus linearis è di color bruno scuro, lungo da 2.5 a 5 millimetri. Le larve praticano gallerie che seguono le fibre del legno. Attacca tutte le latifoglie a vasi grossi e con legno tenero.

Il Lyctus brunneus è di colore bruno scuro, con le elitre più chiare, spesso rossastre,  finemente e densamente decorate con linee longitudinali irregolari. Misura da 3 a 5 millimetri di lunghezza. Nei nostri climi giunge a sviluppo in uno o due anni.

La femmina di entrambe le specie, depone le uova (che hanno una particolare forma a sacchetto allungato) all’interno dei vasi del legno – per questa ragione sono attaccati i legnami a vasi grandi. Le larve scavano gallerie nel legno alla ricerca dei nutrienti di riserva contenuti nelle cellule, principalmente amido. Dopo un periodo che varia da 8-10 mesi a 2 anni, dipende delle condizioni ambientali (ad esempio, temperatura elevata ed umidità sotto il 30%), la larva si porta vicino alla superficie del legno e si trasforma in pupa, dopo un mese fuoriesce l’adulto attraverso un foro di circa 1,5 millimetri di diametro.

L’attacco avviene sia sui segati che sui manufatti. All’inizio è difficile scoprire un’infestazione in quanto le larve scavano le loro gallerie nell’interno del legno e l’attacco è evidenziato soltanto dalla presenza di mucchietti di segatura molto sottile e dai fori di sfarfallamento sulla superficie al momento della loro fuoriuscita. Sono insetti volanti per questo li si possono tranquillamente trovare in giro per casa attaccati alle tende o alle pareti. Dato il loro ciclo biologico relativamente breve, possono deporre le uova sul legno dal quale sono sfarfallati e su qualsiasi altro materiale ligneo sano aumentando così il danno e la diffusione. Le uova si schiudono dopo un paio di settimane dalla deposizione. L’attacco di questo insetto comincia dal pavimento (dal parquet, dai tavolati, ecc.), sale infestando mobilio, rivestimenti in legno, ecc., quindi raggiunge il soffitto. Un professionista.

Fra i legni indigeni, le specie più facilmente attaccabili sono: la quercia, l’acero, il noce, e il nocciolo, il frassino, il castagno, l’olmo, l’olivo, l’acacia, l’eucalipto e la robinia. Tra le essenze tropicali: l’obeche (wawa), il ramino, il lauan, l’ilomba, il fromager, l’abura, il meranti e il baboen. Non sono invece attaccati il ciliegio, il faggio, l’ontano, il pioppo, il salice, il tiglio, la betulla, il melo e il pero.

Al momento attuale i Lyctus rappresentano per l’Italia la categoria più nociva di insetti attaccanti materiale in opera, dato il sempre più diffuso impiego di legnami tropicali teneri per infissi, porte, mobili, strutture costruttive, rivestimenti, compensati, impiallacciature, e del legno di quercia non privato dell’alburno, per liste da pavimento. La lotta contro di essi è pertanto della massima importanza, ma questa può avere successo esclusivamente se fatta con carattere preventivo o quando l’attacco è iniziato da pochissimo tempo.

LYCTUS PLANICOLLIS

Originario del Nord America, è oggi diffuso in varie parti del mondo tra cui l’Europa. Predilige il rovere e il frassino, ma può attaccare tutte le essenze citate per le altre specie di Lyctus.

• I BOSTRICHIDI

Attaccano i legni di latifoglia con elevato contenuto di amido, si insediano su legno piuttosto umido, sia in foresta sia nei depositi, e proseguono la loro attività su legno stagionato. Hanno dimensioni molto variabili a seconda della specie, da 2 millimetri a 3 centimetri, ne consegue che le gallerie fatte dalle larve variano notevolmente in diametro. La femmina depone le uova sulla superficie del legno o nelle gallerie scavate dalle larve che sono prive di rosume. Le larve scavano gallerie individuali le quali, nei primi stadi dell’attacco, corrono parallelamente alle fibre del legno e sono piene di rosume sottile e compresso. Il danno causato dai Bostrichidi sono simili a quelli dei Lictidi. I Bostrichidi causano danni ingenti nei paesi tropicali, ma nel nostro clima sono meno pericolosi dei Lictidi ed i danni maggiori si hanno su legname di importazione.

Il Bostrychus capucinus è una specie mediterranea. l’Apate monachus, la Xyloperthella crinitarsis, l’Heterobostrychus aequalis e l’Heterobostrychus brunneus, sono specie tropicali introdotte in aree temperate dove possono produrre danni ingenti.

BOSTRYCHUS CAPUCINUS
Attacca le radici di liquirizia conservate nei magazzini.

DINODERUS MINUTUS
Aggredisce il bamboo provocandone la distruzione completa.

XYLOTERUS LINEATUS – cosiddetto “Bostrico lineato”
E’ lungo sino a 3 millimetri, di colore che va dal giallo brunastro al bruno scuro. Aggredisce soltanto le conifere con legno umido.

• I PLATIPODIDI e gli SCOLITIDI (attaccano il legno)

In alcuni casi anche gli insetti adulti prendono parte attiva alla distruzione del legno – questi appartengono alle famiglie dei Platipodidi e degli Scolitidi, con specie prevalentemente corticicole ma alcune xilofaghe.

Noti con il nome di “Coleotteri dell’Ambrosia”, sono insetti che s’insediano nel legno appena abbattuto e nei depositi. Molte specie appartengono a queste due famiglie e generalmente hanno piccole dimensioni variabili da 1 a 3 millimetri. Sono diffusi in tutto il mondo e soprattutto nei tropici dove il legno può essere attaccato in ogni periodo dell’anno.

Il ciclo biologico varia a seconda delle specie, da poche settimane in clima tropicale, a uno o due anni in clima temperato. La femmina scava all’interno del legno una galleria sui cui lati depone le uova, da queste fuoriescono le larve che scavano brevi gallerie individuali ad angolo retto con la galleria materna. Le larve si nutrono di particolari funghi (Ambrosia), introdotti nel legno dall’insetto adulto. Questi funghi si sviluppano sulle pareti delle gallerie conferendo loro una caratteristica colorazione scura. Le gallerie materne sono prive di rosume perché l’insetto adulto lo espelle all’esterno accumulandolo sulla superficie in mucchietti o sottoforma di piccoli cilindri compatti. Dato che i funghi necessitano di una elevata umidità per svilupparsi garantendo il nutrimento delle larve, gli insetti non possono sopravvivere nel legno secco e ben stagionato.

Il danno prodotto da questi insetti è sempre evidente a causa dei fori e delle gallerie che in taluni casi, data la loro colorazione scura dovuta all’attacco della muffa, può interessare la zona circostante sino alla superficie del legno danneggiandone irrimediabilmente l’estetica. Il legno stagionato non viene re-infestato. Il ritrovamento in casa è spesso dovuto alla presenza di legname cortecciato da ardere in stufe e caminetti.

• Gli PSOCOTTERI – cosiddetti “Pidocchi dei libri e della polvere” o “Mordilibri” (attaccano la carta, imbottiture, farine e granaglie) [Non ci sono immagini]

Gli Psocopteri, detti anche Corrodentia o Copeognatha, sono un ordine di insetti di piccole dimensioni (1 millimetro o poco più), con livree di colori generalmente smorti o variegati, spesso atteri, con esoscheletro poco consistente. L’ordine comprende circa 3.800 specie (100 in Italia), ripartite in tre sottordini: Trogiomorpha, Troctomorpha e Psocomorpha. Comunemente si trovano in gran numero sotto le pietre, ma li si può trovare pure nelle abitazioni, come parassiti. Vivono riparati nel terreno, sotto le cortecce degli alberi, nelle biblioteche (attaccano i materiali cartacei, i libri e i manoscritti antichi), nelle imbottiture e negli angoli nascosti dei mobili (meglio se molto umidi e ammuffiti), nelle collezioni botaniche o zoologiche, nelle farine alimentari e nei loro derivati. Sono fitofagi, si nutrono di materiali di origine animale o vegetale, funghi, alghe, licheni. A volte infestano silos di cereali, possono essere dannosi sia per le lesioni prodotte, sia perchè vettori di  microrganismi patogeni, responsabili di dermatiti allergiche.

Contro di essi, si devono adottare due strategie, di cui la prima è fondamentale, anche dal punto di vista della prevenzione: il controllo dell’umidità attraverso un comune deumidificatore ed aerando il più possibile gli ambienti. Ridotta l’umidità ambientale sotto il 50%, bonificate tutte le zone umide circoscritte e risanate dalle infestazioni di muffa, utilizzando un aspirapolvere degno di questo nome, si deve procedere ad una capillare, potente aspirazione degli anfratti in cui gli psocotteri vivono e si riproducono: gli angoli, le crepe, i cassetti, dietro gli scaffali, sotto, sopra, dentro e dietro i mobili, dietro i battiscopa, nei telai dei serramenti, nei pressi dei raccordi dell’acqua, nella carta da parati, nelle intercapedini, ecc. E’ inoltre necessario eliminare fiori secchi, piante e qualsiasi altra suppellettile che possa ricreare le condizioni ottimali al loro sviluppo. Ciò fatto, si ricorre ad un’energica disinfestazione con insetticidi a base di piretro spruzzati nei suddetti luoghi, avendo cura di non contaminare alimenti e bevande che in ogni caso, successivamente, andranno protetti perché il principio attivo è persistente e altamente tossico. Durante il trattamento proteggere gli occhi e la pelle, non respirare il gas, non soggiornare nell’ambiente. Lasciare agire e asciugare, poi aerare abbondantemente, quindi sigillare crepe, fessure e quant’altro per impedire agli insetti di tornarvi. Si può anche tentare di risolvere il problema senza utilizzare insetticidi, limitandosi alla deumidificazione, all’aspirazione e al trattamento antimuffa, ma l’uso del veleno aiuta ad eliminare l’infestazione ove non sia possibile intervenire con questi soli mezzi.

• I SIRICIDI (attaccano il legno e talvolta la carta)

Gli adulti hanno addome sessile. Le femmine hanno lunghi ovopositori per inoculare uova in profondità nel legno (ma solo quello fresco). Non si nutrono. Le femmine ospitano un fungo che trasmettono ad ogni uovo depositato. Perché il ciclo biologico si completi possono volerci anche molti anni. Le dimensioni dell’adulto sono variabili e dipendono dal regime alimentare seguito dalla larva. I buchi di uscita dal legno sono di diverse misure. Per sfarfallare l’adulto riesce a forare lastre di piombo spesse sino a 4 millimetri. L’uscita degli adulti dal materiale posto in opera, in sé non provoca danni gravi, va piuttosto effettuata una attenta valutazione dello stato interno del legno.

SIREX GIGAS o UROCERUS GIGAS – cosiddetto “Vespa del legno”

Sono insetti di grande taglia (fino a 3,5 cm) e ricordano nell’aspetto le vespe. La femmina depone le uova, da giugno a settembre, per mezzo di un lungo ovopositore a trivella che raggiunge l’interno delle conifere abbattute di recente. Dopo circa 2 mesi di incubazione, le uova si schiudono e le larve iniziano a forare il legno in direzione longitudinale. Questi insetti vivono in simbiosi con funghi che trasformano i componenti del legno in sostanze digeribili dalle larve. La larva scava grandi gallerie stipate di rosume sia nell’alburno, sia nel durame del legno. L’insetto fuoriesce da fori perfettamente rotondi che per le specie più grandi raggiungono i 6 millimetri di diametro. Il ciclo biologico è di 2-3 anni. Questi insetti, pur attaccando il legname in foresta, continuano il loro ciclo biologico fino alla fuoriuscita dell’insetto perfetto anche se il legname è stato messo nel frattempo in opera. I Siricidi attaccano le resinose ed in particolare l’abete bianco. Danni di questi insetti si possono riscontrare in travature ed altre strutture portanti e sono ben riconoscibili dalla forma perfettamente rotonda dei fori di sfarfallamento.

• I TISANURI (attaccano la carta, i tessuti, la pelle)

LEPISMA SACCARINA – cosiddetto “Pesce argentato (Silverfisch)”

E’ un insetto persino simpatico a vedersi, terrestre, il corpo allungato e sottile. Ha due antenne molto lunghe e sensibili, e tre lunghi cerci posteriori anch’essi con funzione tattile. Il corpo (esclusi antenne e cerci) può arrivare a circa 1 centimetro di lunghezza. Il colore metallico del corpo deriva da scaglie argentee che si formano dopo la terza muta.

A seconda delle condizioni di vita, un pesciolino d’argento diventa completamente adulto in un tempo variabile fra quattro mesi e tre anni. A temperatura ambiente (21-23 gradi celsius) diventa adulto entro un anno. Può vivere da due a otto anni, e può mutare fino a circa otto volte in tutto e fino a circa quattro volte in un anno. Ad una temperatura compresa fra 25 e 30 gradi, la femmina depone circa un centinaio di uova, preferibilmente in ambienti riparati come fessure o crepe. I pesciolini d’argento non possono riprodursi in ambienti freddi e secchi.

Il cibo preferito sono le sostanze che contengono amido o polisaccaridi come la destrina usata negli adesivi: l’insetto ama quindi la colla, le legature dei libri, le foto, i francobolli, lo zucchero, i capelli, la forfora e la polvere. Non disdegna neppure cotone, lino, seta, insetti morti o persino la sua stessa exuvia (la pelle persa nella muta). In caso non trovi altro cibo, il pesciolino d’argento può arrivare a rovinare capi in pelle (cinture, scarpe) o indumenti in fibra sintetica. Tuttavia, può restare senza cibo per mesi senza soffrirne.

Vive nei luoghi bui e umidi, sotto pietre e foglie in decomposizione, nei nidi delle termiti e delle formiche, negli interstizi dei legnami all’aperto, ma anche nelle abitazioni. Lo si può trovare, tra l’altro, sotto i frigoriferi, nei bagni ben riscaldati, nelle fessure e nelle crepe di mattoni e tegole. Amano rosicchiare libri, tappezzerie e tessuti. Possono essere talvolta confusi con un’altra specie con abitudini e aspetto molto simili, la Thermobia domestica, che però preferisce ambienti più caldi, come forni di panetterie.
In alcune zone d’Italia, il pesciolino d’argento è chiamato anche àculo (probabilmente dal latino aculeus). A Palermo è generalmente chiamato “fuifui” o “sarduzza”, a Catania “mangiacarte”.

tratto da cinzia ricci

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L’attacco dei tarli: un serio pericolo

Spesso case e giardini sono invasi da insetti voraci. Alcuni sono del tutto innocui, sebbene diano molto fastidio e possano creare preoccupazioni, ma altri possono indebolire gravemente le strutture della casa. Questi spesso sono tra gli insetti che restano invisibili sino a danno compiuto. Ai primi segnali di infestazione, si deve individuare ed eliminare la causa il più rapidamente possibile, prima che danneggi irreparabilmente la vostra casa.

Tarli dei mobili

Xilofagi è il termine usato per designare tutte le specie di insetti che si nutrono di legno; il più comune è il tarlo dei mobili. L’adulto, di colore marrone, è lungo 2 mm circa, ma i danni sono provocati dalle larve che si nutrono dell’alburno del legname di uso domestico. Il tarlo, più attivo all’inizio dell’estate, deposita le uova nelle crepe del legno nudo. Le larve, quando escono dalle uova, scavano gallerie nel legno per tre anni circa, sino alla metamorfosi in pupe che avviene appena sotto la superficie del legno.

I nuovi adulti emergono masticando letteralmente la via di uscita e lasciando i caratteristici fori di volo circolari. Tali fori, in genere con diametro da 1 a 2 mm, sono il primo segnale dell’infestazione, ma all’interno del legno possono essere attive più generazioni di insetti.

Altri tipi di tarli

Si ritiene che il tarlo dei mobili sia presente nei tre quarti circa delle case. La gran parte delle infestazioni quasi sicuramente è dovuta a questo specifico flagello, ma vi sono altri insetti xilofagi che procurano danni anche maggiori.

L’Orologio della morte e l’Hylotrupes bajulus lasciano fori di volo più grandi, da 3 a 6 mm di diametro. La disinfestazione delle case può essere richiesta alle ditte specializzate. Altro insetto diffuso è l’Euphrium confine, che danneggia il legno scavando gallerie sia allo stato adulto sia a quello di larva, ma solo in legno già attaccato dalla putrescenza e in ambiente molto umido.

Localizzazione dei tarli

Si controllano le parti senza finiture dei mobili, in particolare il compensato o multistrati del fondo dei cassetti e del retro dei mobili, dato che gli insetti xilofagi apprezzano particolarmente le colle. I telai in legno di poltrone e divani rivestiti con tessuti sono un altro ambiente abituale, così come tutti gli oggetti in vimini.

Ovviamente è nelle strutture in legno che gli insetti producono i danni più gravi. Si controlla il legname del tetto, delle scale, degli assiti e dei travetti, senza dimenticare i bordi inferiori non verniciati di porte e zoccolini battiscopa (anche questi pascoli molto apprezzati).

Fori di volo di colore scuro indicano precedenti trattamenti del legno, mentre quelli netti, soprattutto se circondati da segatura molto fine, sono segnali di attività recenti. Quando i segni sono molto estesi, si saggia il legno infilando la lama del coltello. Se si sbriciola, l’infestazione è grave e il legno infetto deve essere eliminato e sostituito al più presto.

Per una disinfestazione sicura e radicale contattateci, non c’è tempo da perdere!

I danni per l’uomo

I tarli e le termiti, in quanto insetti xilofagi (che si nutrono del legno), non attaccano l’uomo.

Gli acari del legno e gli scleroderma domesticus, invece, quando non trovano sufficienti tarli o termiti da parassitare, possono anche attaccare l’uomo.

AcaroTarlo L’acaro del tarlo è un piccolissimo artropode imparentato con le zecche; superato lo stato larvale, da adulto ha quattro paia di zampe e un apparato boccale pungente e succhiatore.
Solitamente si nutre degli stessi tarli: li punge e inietta loro un veleno che ha funzione paralizzante e digestiva, una volta che i tessuti del tarlo si sono liquefatti, l’acaro li succhia nutrendosene. Quando però non trova insetti xilofagi di cui nutrirsi, attacca l’uomo e le sue punture provocano sulla pelle piccole vescichette che danno un forte prurito.

sclerodermaGli scleroderma (da non confondere con la malattia omonima) sono invece imenotteri aculeati appartenenti alla famiglia dei betilidi; questi insetti sono privi di ali, sono di colore scuro, hanno dimensioni molto ridotte (meno di 2 mm di lunghezza) e assomigliano a piccole formiche.

Le femmine degli scleroderma sono dotate di un aculeo con il quale paralizzano le larve dei tarli del legno, che utilizzano sia come alimento che come substrato per deporvi le uova. Nelle abitazioni infestate dai tarli è frequente la presenza anche di esemplari di scleroderma e, anche questi, se non trovano sufficienti insetti xilofagi da parassitare, possono attaccare l’uomo.

morsosclerodermaIl morso degli scleroderma provoca ponfi, gonfiori e reazioni allergiche anche gravi.

Queste punture producono le caratteristiche papule rosse come nella foto che risultano molto pruriginose e persistenti, su alcune persone attaccate sono state contate più di cento punture.
Evitiamo il fai da te; se troviamo punture di cui non si conosce la provenienza, rivolgiamoci al nostro medico curante.

Ma una volta accertata che la causa delle proprie eruzioni cutanee è la puntura dell’acaro del tarlo o dello scleroderma, è necessario organizzare una disinfestazione radicale.

Sappiate che la semplice disinfestazione con prodotti insetticidi non è risolutiva, ma occorre affidarsi a personale specializzato che risana i legni infestati dai tarli e ne riduce la presenza dei sui parassiti.

Per far questo contattaci.

Tarli e Tarme due insetti da non confondere

Capita spesso di sentir parlare impropriamente di tarme del legno perché si fa confusione con i termini. Le tarme attaccano i tessuti ed i tarli attaccano il legno.

Tarme e tarli sono infatti due insetti diversi, i primi sono lepidotteri mentre i secondi sono coleotteri.

Diverse sono anche le nicchie ecologiche e le matrici organiche sulle quali essi si sviluppano.
Le tarme sono piccole farfalline con un’apertura alare di circa 10 mm, che si nutrono preferibilmente di cheratina, una proteina contenuta in peli, piume e pelle. Attaccano svariati materiali organici quali indumenti, tappeti, materassi, cuscini, pellicce ed altro.

I tarli sono invece insetti xilofagi. Vivono nei manufatti lignei dove, a seconda della specie, si nutrono dei polimeri complessi che costituiscono il legno quali cellulosa, emicellulose, lignina, amido.
Sono tra i principali agenti di biodeterioramento del legno (insieme alle termiti) e causano notevoli danni su mobili, soffitti, travi, parquet, etc.

Nonostante questo i due nomi (tarli e tarme) sono utilizzati spesso come equivalenti generando anche confusione.
Fare riferimento quindi alle tarme del legno è fuorviante in quanto improprio in termini e nei fatti; le tarme infatti non possiedono corredi enzimatici tali da consentire loro la digestione dei componenti del legno.

Le tarme
tarmeLe tarme, per loro natura, attaccano e provocano danni su indumenti ed accessori realizzati con pelle, lana o piume.
Le loro larve sono dotate di un robusto apparato masticatore e manifestano la loro presenza con erosioni o fori che possono interessare anche più strati (nel caso di indumenti ripiegati negli armadi).
Sono anche particolarmente dannosi gli attacchi ai peli delle pellicce che dopo l’attacco si distaccano lasciando ampie aree prive di copertura.

Le tarme appartengono alla famiglia dei Tineidi (Tineidae). Le larve generalmente vivono in ricoveri costruiti con seta mista a materiali vari.
Tra queste si citano Tineola bisselliella e Tinea pellionella.

La prima, meglio conosciuta come “tarma chiara dei panni” è famosa anche per attaccare collezioni di insetti. E’ polifaga: le larve attaccano vestiti di lana, pellicce e piumaggi ma anche sostanze conservate come semi e farine. Possono nutrirsi degli escrementi emessi da larve della generazione precedente.

Gli adulti compaiono in genere in primavera ed il loro compito è unicamente riproduttivo. Le uova vengono deposte sui tessuti. Da queste usciranno, nel giro di 10-15 gg, le larve che inizieranno a costruire tubi sericei entro cui si svilupperanno, spostandosi e cercando luoghi riparati.

Tinea pellionella, la “tarma della lana e delle pellicce”, si nutre di piume e penne di uccelli ma anche peli di mammiferi (es. lana). Nelle abitazioni attacca di preferenza tessuti di lana e piume; talvolta anche fibre di seta e cotone. Le larve si rivestono di un astuccio sericeo.

L’incrisalidamento avviene spesso negli angoli dei muri, nelle anfrattuosità o tra le crepe dei mobili (da qui spesso la confusione con i tarli del legno).

Segnaliamo che un rimedio naturale particolarmente efficace contro le tarme è la cannella.
Aprite gli armadi e sostituite le palline di naftalina con tante stecche di cannella o piccoli sacchetti contenenti cannella in polvere e altre spezie come ad esempio chiodi di garofano e foglie di alloro
Un altro ottimo antitarme naturale è la lavanda. Riponete i fiori in tanti piccoli sacchetti e poi collocateli nell’armadio. Stessa cosa per le bucce d’arancia: dopo averle fatte seccare, riponetele in alcuni sacchettini e poi riponeteli nell’armadio.

I tarli
tarli2Il tarlo invece è un insetto di colore scuro e più raggiungere la lunghezza di 3 – 5 mm
Le femmine depongono  tra le 20 e le 60 uova in vecchi fori di sfarfallamento o nelle fessurazioni del legno. Dopo 4-5 settimane le larve schiuse iniziano a penetrare all’interno scavando gallerie dal diametro di appena 1-2 mm, e qui stanziano fino a metamorfosi completa.
Le larve si nutrono di cellulosa ed amido e depositano fibre di legno ed escrementi, (detto rosume). Solamente quando la larva raggiunge la forma adulta (primavera e autunno) fuoriesce dal legno per sfarfallare all’esterno, lasciando dei caratteristici fori dal diametro di 2 mm circa, indicativi del suo passaggio.
Il rosume è tipicamente scarso ed i depositi granulari sono a forma di limone.
Le larve presentano colore bianco e corpo molle. Si nutrono di cellulosa, emicellulosa e lignina; sostanze organiche molto complesse digeribili grazie a particolari enzimi molto potenti. L’incubazione all’interno del legno può durare anche oltre i  3 – 4 anni.

La presenza dei fori sulla superficie legnosa è indicativa quindi di uno sviluppo già terminato e all’interno del legno restano isolo le gallerie vuote, gallerie che rappresentano una grave minaccia sia per la salute di fusti vivi che per l’integrità dei manufatti in quanto compromettono le funzioni vitali nei primi e la stabilità e robustezza nella seconda.
Le condizioni di temperatura minima necessaria all’accrescimento del tarlo del legno è di 13-14 °C e l’umidità relativa deve essere superiore al 50%.

In generale il tarlo predilige deporre le uova nel legno situato in ambienti domestici perché di più facile digeribilità e posto in condizioni atmosferiche favorevoli.

Anche per i tarli un rimedio naturale potrebbe essere l’aglio da tenere vicino alla zona attaccata. Ovvio che se può essere efficace in una pianta da giardino attaccata da questi insetti, lo stesso non può essere applicabile nel mobilio o nelle travature domestiche.
Per questo ci siamo noi  con rimedi sicuri, veloci e certificati!

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Dove si installa:
la loro efficacia è influenzata dall’eventuale presenza ed intensità del rumore di fondo ed è dunque consigliabile installarlo in zone rurali o residenziali dove i rumori sono minimi.

DISSUASORI SONORI ANTIVOLATILI – Project & Service
Perché sceglierli:
estrema facilità di installazione, possono funzionare a batterie, l’impatto visivo è praticamente nullo, l’area di copertura è molto ampia.

 

Project & Service sistemi per
l’allontanamento volatili:

DISSUASORI ELETTRICI
Un sistema che non danneggia in
alcun modo la salute dei volatili…
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DISSUASORI SONORI
In grado di produrre il verso di
alcuni uccelli rapaci …
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RETI ANTINTRUSIONE
Vengono ancorate in modo saldo
su tutta l’area da proteggere …
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Informazioni:

I VOLATILI
Le principali tipologie di
Colombi e Piccioni
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PARASSITI &
MALATTIE

Trasmesse dai volatili
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PROJECT & SERVICE S.a.S.
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62028 Sarnano (MC)
Tel. e Fax.0733 658009
Cell. 328 3398871 – 338 7504023
P.I. 01825760430

 

 

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